La
relazione con il bambino
prima, durante, dopo la nascita
A cura della psicologa Serena Bassi
3°
parte
(precedente)Anche
se la relazione con la madre, in quanto fisica, è diretta e naturalmente
facilitata, potremmo dire addirittura inevitabile per certi aspetti, quella
con il padre riveste un’importanza solo di poco secondaria.
Ad esempio, i toni gravi, propri della voce maschile, favoriscono
lo sviluppo fisico della parte inferiore del corpo del bambino,
mentre quelli acuti agiscono sulla parte superiore. Come se il concerto
delle voci dei genitori favorisse lo sviluppo armonioso del corpo del bambino
in utero. La relazione con la madre non deve quindi essere esclusiva: da
una lato, il ruolo paterno è di vitale importanza,
dall’altro è possibile introdurre già il bambino alle
relazioni più importanti, coi nonni, gli zii, gli amici dei genitori.
Alla nascita riconoscerà le voci che ha sentito in gestazione, e
questo lo rassicurerà e favorirà il legame di attaccamento
con le figure principali.
Il ruolo del padre, in particolare, è fondamentale. Per la madre
assume la funzione che lei sta svolgendo per il loro bambino, di cura, protezione,
nutrimento, sostegno, difesa dagli attacchi esterni; costituisce inoltre
una parte dell’identità del bambino, e se è presente
da subito egli svilupperà maggior fiducia e sicurezza.
Il ruolo di “utero” rivestito dal padre durante la gestazione
è importante perché la donna gravida, soprattutto alla prima
esperienza, subisce profondi mutamenti interiori. In un certo senso, la
madre ri-nasce insieme al suo bambino: la gravidanza favorisce in
lei un naturale e benefico processo regressivo, portandola a compiere
un viaggio profondo dentro se stessa; inoltre, soprattutto nella prima gravidanza,
la madre nasce al proprio ruolo insieme al suo bambino. La presenza di un
compagno amorevole, pronto ad ascoltare, ma anche a stare in silenzio se
serve, a fare un massaggio alla schiena, ma anche a fare i lavori di casa
più pesanti, ad accogliere e contenere le emozioni sia positive che
negative, le paure, le ansie, le insicurezze, le piccole “follie”
di natura ormonale facilita e favorisce per lei lo svolgimento di uno dei
compiti più ardui e allo stesso tempo appaganti della vita di una
donna, compito al quale raramente si arriva davvero preparate.
La diade genitoriale, o coppia, diventa una triade già a partire dal concepimento. Questo perché il bambino è già presente e concreto nella mente dei genitori, sin dal primo desiderio di concepimento, e per certi aspetti, come detto all’inizio, anche prima. La relazione nella coppia si modifica, e si modifica anche il modo di vivere la sessualità. Difficile prevedere l’esito di tali cambiamenti, dipende dalla storia di vita delle due persone e di quella particolare coppia, ma certo le cose cambiano, e si diventa tre da subito.
Da quel momento, la sfida relazionale consiste nell’abilità di restare due, anche se si è tre, cioè nella capacità di restare coppia comunque, accettando e integrando i cambiamenti affettivi, emotivi e sessuali che naturalmente avverranno. La gestazione è un’ottima occasione per prepararsi ed esercitarsi in tal senso, prima che la nascita del bambino, con tutti gli sconvolgimenti fisici e quotidiani che comporta, renda la situazione ancora più difficile da gestire.
Parlando di relazione di coppia, e di relazione in cambiamento profondo, è bene ricordare che la comunicazione è la base della relazione; questo vale non solo nella coppia, ma anche con se stessi e col bambino. Inoltre la qualità dell’ascolto determina la qualità della relazione. Ascolto se sono aperto all’altro reale, non all’idea che ho di lui; ascolto se non giudico e lascio che l’altro comunichi la sua verità; ascolto se rispondo ai veri bisogni dell’altro, non a ciò che mi aspetto o che vorrei. Anche in tal senso, la gestazione permette di “fare allenamento” per una buona comunicazione, per imparare a stare in ascolto, ad accettare che non tutto è secondo le aspettative, per imparare a esprimere sensazioni, bisogni, frustrazioni e emozioni, e ovviamente per imparare ad accettare che anche gli altri le esprimano.
Embrione, feto, neonato possono essere visti anche come tre stadi di sviluppo progressivo della relazione, che, se esiste da subito, rende la nascita un semplice passaggio, non un trauma, sia per il bambino che per i suoi genitori.
Il parto è un evento atteso per nove mesi, sul quale
si è detto e scritto di tutto, e che costituisce per le madri gestanti
il principale argomento di conversazione con le madri più esperte,
nonché una delle più importanti fonti di ansia e insicurezza.
Se ne parla moltissimo sul piano fisico e pratico, ma ben poco si dice sul
significato profondo di tale momento.
Il parto, dal punto di vista psicologico, costituisce un punto di
partenza e di arrivo contemporaneamente: per mamma e papà
è il termine della gravidanza e l’inizio dell’esperienza
di genitore; per il neonato è la fine della vita nell’utero
e l’inizio dell’esperienza umana e sociale. Allo stesso tempo,
esso è anche il punto di incontro tra endo-gestazione e eso-gestazione,
una specie di crocevia obbligatorio per la crescita fisica, emotiva e cognitiva
del bambino, che vive nove mesi dentro la pancia della mamma, per acquisire
tutti i sensi, il corpo fisico e i suoi organi, la struttura da sviluppare,
e poi nove mesi fuori dalla pancia della mamma, per preparare il terreno
al raggiungimento dell’autonomia. L’essere umano è infatti
l’unico mammifero che, a causa delle notevoli dimensioni del cervello,
e della posizione eretta della madre, è costretto a nascere molto
prima di aver completato il cammino verso l’autonomia: camminare,
magiare da solo, riconoscere i pericoli…
Ecco perché tra il prima, il durante, il dopo, non c’è separazione ma continuità. Il bambino desiderato diventa il bambino atteso, che alla nascita diventa il bambino reale, lo stesso che c’era nell’utero, e che ancora deve completare gran parte del proprio sviluppo.
I bisogni del bambino alla nascita, esattamente come succedeva prima, non sono solo fisici. Sono anche emotivi, cognitivi e relazionali. E’ di fatto un essere umano, con tutta la complessità che la definizione comporta, ma non ancora pronto per affrontare da solo la vita sociale con i suoi simili.
Per questo, è possibile affermare che la prima fase di vita del bambino è simbiotica. Odori, sapori, suoni che il neonato ricerca sono quelli della madre, che lo rassicurano, gli comunicano un senso di continuità tra “prima” e “poi”. Allo stesso tempo, il tatto e la vista sono le nuove possibilità che possiede. Perché il tatto gli ricordi l’ambiente uterino, il neonato ha bisogno di essere manipolato, abbracciato, accarezzato; la vista invece gli permette una nuova qualità di relazione, e aumenta le possibilità di apprendimento e di scoperta.
Per un neonato i vizi non esistono. Essi esistono solo nella mente degli adulti; per i bambini alla nascita esistono bisogni e desideri, espressi in modo chiaro attraverso il pianto, l’unico canale verbale possibile al momento. E’ necessario trovare il miglior compromesso possibile tra le esigenze del bambino e quelle dei genitori, rispondendo ai bisogni del neonato, che non sono solo fisici, e al contempo mantenendo uno spazio per se stessi, come persone e come coppia.
Gli adulti devono sapere che educare un bambino spesso mette profondamente in discussione. Il bambino infatti fa da specchio all’adulto, “muovendo” nei genitori gli aspetti che è ancora necessario smussare e migliorare in loro. In una sana relazione col bambino quindi anche i genitori crescono e imparano, ma questo non significa che sia giusto o positivo concedere al bambino tutto ciò che desidera, nel momento in cui lo vuole. Anche la frustrazione infatti aiuta a crescere, purché sia sensata e motivata al bambino, abituato fin dalla gestazione ad essere rassicurato dalle emozioni espresse quando gli si parla, non dal senso delle parole.
Anche dopo la nascita, il ruolo paterno è fondamentale. Il padre protegge e nutre la coppia madre-bambino, come faceva in gravidanza consentendo alla madre di prendersi il tempo e lo spazio necessari a riorganizzare il proprio equilibrio, che ora deve necessariamente sempre tenere conto della presenza di un altro essere, totalmente dipendente da lei; il padre inoltre difende la triade dagli attacchi esterni, dai tentativi di destabilizzazione del nuovo e spesso precario equilibrio costruito in casa; e riporta la compagna alla realtà, fuori dalla simbiosi esclusiva col bambino, ricordandole il suo contemporaneo ruolo di compagna, sociale e sessuale.
Può
essere utile ricordare ai neo genitori di fare attenzione alle intrusioni
esterne, che si manifestano sotto forma di consigli, aneddoti personali,
induzione di ansie e insicurezze, o anche banalmente “furti”
degli scarsi spazi di tempo libero faticosamente strappati alle poppate,
ai pannolini, alle passeggiate e ai bagnetti.
Prima di tutto, è bene ricordare che ogni relazione genitore-bambino
è unica e irripetibile: pertanto, nessuno al mondo può
avere la verità sul nostro bambino, perché noi stessi la apprendiamo
dall’esperienza diretta con lui. Inoltre, che ogni madre (e ogni padre)
ha in sé la piena potenzialità per crescere il bambino,
se riesce a credere in se stessa quel tanto che basta spegnere l’ansia
e dare retta all’istinto; per finire, che si può distinguere
tra interventi costruttivi e distruttivi, accettando e facendo propri i
primi, rifiutando gentilmente i secondi. Quando l’aiuto esterno è
accettabile, perché genuino e motivato in modo sincero, è
saggio accettarlo: potersi rilassare un paio d’ore, andando al cinema,
evitando la cesta dei panni da stirare, o semplicemente dormendo, è
un privilegio che non ha prezzo, quando si sta crescendo un bambino.
In
conclusione, ogni esperienza genitoriale è un viaggio. Come in ogni
viaggio importante, è necessario prepararsi adeguatamente, non è
possibile prevedere tutto, e alcune volte proprio l’imprevisto è
la parte migliore. Di conseguenza…
BUON VIAGGIO A TUTTI!
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La dottoressa Serena Bassi ha vissuto da poco l'esperienza di diventare madre, sentiamo nelle sue parole non solo la competenza professionale, ma anche il calore umano di chi è fortemente partecipe agli argomenti trattati. Serena Bassi , psicologa, reiki master e prenatal tutor, conduce da tempo una notevole attività di divulgazione nelle scuole della Val Camonica, i suoi incontri sulla vita prenatale riscuotono un grande successo.
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