La relazione con il bambino prima, durante, dopo la nascita
A cura della psicologa Serena Bassi
2°
parte
(precedente)Una
volta avvenuto il concepimento, esistono alcune conoscenze, per la verità
purtroppo ancora poco diffuse e divulgate, che possono realmente favorire
lo sviluppo sano ed equilibrato, a livello emotivo e psicologico, del bambino
e della sua relazione con i genitori.
E’ importante in tal senso sapere che una buona relazione
prenatale prepara e favorisce la nascita di una buona relazione successiva.
L’incontro genitori-bambino infatti può avvenire con maggiore
dolcezza e consapevolezza se si tratta di un ri-conoscimento,
e il bambino in utero possiede già da subito tutte le facoltà
necessarie a favorire l’instaurarsi di un rapporto con l’esterno.
L’embrione prima, il feto in seguito sviluppano infatti capacità sensoriali progressive che consentono al bambino di entrare da subito in relazione col mondo esterno: lo sviluppo dei cinque sensi avviene a partire dalla seconda settimana dal concepimento, e al termine del primo trimestre il bambino è già a tutti gli effetti un essere pienamente sociale. Il feto può essere addirittura definito come il primo attivatore della relazione, perché attraverso le proprie capacità sa inviare segnali e messaggi, prima di tutto alla madre; sa inoltre cogliere le emozioni e le atmosfere in cui si svolge la gravidanza, e sa dare risposte adeguate se adeguatamente stimolato.
L’acqua
è un ambiente vivo, in grado di percepire emozioni e pensieri:
gli esperimenti di Masaru Emoto, in Giappone, hanno dimostrato che le particelle
d’acqua ricevono e trasmettono segnali in modo intelligente,
registrano le esperienze emotive, i pensieri e gli avvenimenti che avvengono
intorno a loro, ricomponendo la strutture molecolare in modo armonioso o
caotico, a seconda che le esperienze vissute abbiano una connotazione positiva
o negativa (ad esempio, un terremoto o una preghiera di gruppo; una frase
minacciosa, detta o scritta in prossimità del contenitore d’acqua,
e una amorevole). E’ evidente allora che il bambino, immerso nell’acqua,
negli ormoni, nelle sensazioni materne, riceva costanti stimolazioni, sotto
forma di emozioni e stati interiori che ancora non sa tradurre in parole
e in significati razionali, ma sa percepire e memorizzare a livello profondo.
Noi possiamo quindi influenzare da subito la qualità di vita, e di
conseguenza lo sviluppo emotivo e psicologico, del bambino in utero. La
qualità delle stimolazioni che gli inviamo può
influenzare positivamente il suo sviluppo e quello della
relazione con lui.
E’ bene ripetere un concetto importante: il bambino in utero è sensibile in particolare alle emozioni, al significato profondo di quanto facciamo e viviamo, e di ciò che gli trasmettiamo. Per questo, le scelte di vita che i genitori compiono durante la gestazione possono influire in modo decisivo sullo sviluppo sano ed equilibrato del loro bambino. In particolare la mamma dovrebbe tutelare se stessa non solo dagli sforzi fisici e mentali eccessivi (informazione che comunemente le madri hanno), ma anche da qualunque tipo di stress emotivo, di situazione pesante o di difficile gestione a livello relazionale, da inutili discussioni e preoccupazioni. Al contrario, dovrebbe cercare di vivere il più possibile situazioni armoniose, rilassanti, piacevoli, stare a contatto con la natura, stare con le persone che ama ed scegliere di fare ciò che più le piace e la rasserena. Ovviamente, non è possibile evitare qualunque situazione stressante o difficile, ma possiamo scegliere di evitare almeno quelle superflue, e cercare le condizioni migliori ogni volta che è possibile. Ogni madre vuole il bene dei propri figli, e può scegliere da subito ciò che è bene per la crescita e la serenità del suo bambino prima ancora che nasca.
Il bambino in utero è predisposto alla relazione, in particolare con i genitori. Durante la gestazione è già possibile, ed è auspicabile, parlargli, col pensiero o a voce, coccolarlo, giocare con lui, cantare per lui, scegliere per lui la musica più adatta e ascoltarla insieme, leggergli fiabe, storielle, filastrocche, raccontargli le esperienze esterne, farlo sentire amato, voluto e atteso, proteggerlo dalle inevitabili sensazioni ed emozioni negative. Quest’ultimo punto è particolarmente importante: non si tratta di circondarsi con una campana di vetro, ma di comunicare col bambino, ogni volta che la madre si trova a vivere un’esperienza spiacevole, spiegandogli cosa succede e rassicurandolo. Che è quanto ogni genitore fa spontaneamente, di solito, dopo la nascita; è bene anticipare questo atteggiamento anche prima. Se consideriamo che il bambino, immerso nelle sensazioni materne, dalle quali non ha la possibilità di difendersi, riceverà comunque ogni cosa la madre viva, in bene o in male, e se prendiamo l’abitudine di considerare il feto un essere relazionale, non solo un essere in formazione, rassicurarlo e confortarlo, come pure condividere attivamente con lui le emozioni e le esperienze positive, diventano atteggiamenti scontati. Certo il bambino non comprenderà le singole parole che gli rivolgiamo, ma sarà rassicurato e gratificato dal senso di ciò che diciamo, dal fatto che ci rivolgiamo a lui, dall’atteggiamento protettivo che dimostriamo nei suoi confronti. (continua)
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La dottoressa Serena Bassi ha vissuto da poco l'esperienza di diventare madre, sentiamo nelle sue parole non solo la competenza professionale, ma anche il calore umano di chi è fortemente partecipe agli argomenti trattati. Serena Bassi , psicologa, reiki master e prenatal tutor, conduce da tempo una notevole attività di divulgazione nelle scuole della Val Camonica, i suoi incontri sulla vita prenatale riscuotono un grande successo.
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Disponibile anche in italiano il libro di Evelyne Disseau dedicato alla vita prenatale. Leggine un capitolo
La psicologa Serena BASSI ci parla di:
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