La comunicazione nell’educazione efficace:dalla capacità di comunicare bene alla costruzione di una buona relazione educativa
A
cura della psicologa Serena Bassi
4° parte
(precedente)L’educazione efficace ha gli stessi presupposti fin qui descritti. Per questo, è necessario fermarsi a riflettere prima di dirsi educatori efficaci, ed è importante imparare a comunicare efficacemente tra adulti (nella coppia, al lavoro, nelle amicizie), per poter comunicare efficacemente quando educhiamo un bambino.
L’atteggiamento educativo da parte degli adulti spesso presenta difficoltà molto simili quelle della comunicazione. Si tratta infatti spesso di modalità incoerenti (l’adulto chiede al bambino qualcosa che lui stesso non fa), insincere (il bambino viene attaccato a causa di difficoltà dell’adulto, incolpato di emozioni dell’adulto ecc.), razionali (l’adulto si aspetta dal bambino modalità di pensiero e comprensione che non ha ancora raggiunto, e lo giudica di conseguenza), basate sulla persona, anziché sul fatto (si critica il bambino, non il suo comportamento), generalizzanti, autoritarie.
Invece dovrebbe essere coerente, sincero, emotivo, dialogico, autorevole, basato sul fatto, non sulla persona, legato al qui e ora.
“Non sei proprio capace…” potrebbe allora diventare “Puoi riuscire meglio di così, altre volte hai fatto meglio”;“Sei un bambino cattivo!” diventerebbe “Hai fatto una cosa molto sbagliata”;“Lo fai apposta per farmi arrabbiare!” potrebbe essere, semplicemente “La cosa che hai fatto mi fa arrabbiare”, e così via.
Non dobbiamo scordare, in quanto educatori, che il focus è sempre sull’adulto, non sul bambino. Possiamo avere a che fare con un bambino “facile” o “difficile”, ma il presupposto non cambia: è all’adulto che viene richiesto lo sforzo di adeguamento, per trovare la strategia migliore, perché il nostro compito come educatori è quello di facilitare in quello specifico bambino la formazione di una personalità equilibrata e armoniosa, aiutandolo a trovare la sua “voce”, e questo processo avviene con la ricerca di un compromesso tra le esigenze specifiche del bambino e quelle della famiglia dove vive, o del gruppo di cui fa parte.
Anche se non c’è una formula magica, valida per tutti e per tutte le occasioni, possiamo quindi trovare alcuni “pilastri” indiscutibili da cui partire alla ricerca della nostra personale ricetta, a partire da quelli che sono sempre i dubbi più frequenti che gli educatori si pongono.
LE REGOLE
Sono come i segnali stradali, che servono a orientare il percorso, rendendo possibile a tutti i membri di una comunità di circolare in tutta sicurezza, di sapere cosa possono e non possono fare. Di conseguenza, proprio come i segnali stradali, non possono mancare, non possono cambiare continuamente, non devono essere troppe, per lasciare anche spazi di decisione autonoma, e devono avere un criterio “salvavita”…del bambino, non del genitore!
PREMIO E PUNIZIONE
Funzionano, a condizione che…
- Siano legati all’azione, al comportamento, non al bambino (ti punisco per quello che hai fatto, non perché sei stato cattivo; ti premio per quello che hai fatto, non perchè sei stato bravo).
- Siano il più possibile note e prevedibili per il bambino (l’ideale è stabilire “a freddo” le principali).
- Siano sempre somministrate con un senso di fiducia di fondo nelle capacità del bambino, dandogli l’idea che lo si ama qualunque cosa faccia.
IL DIALOGO
- E’ fondamentale, come nei rapporti tra adulti
- Presuppone una comunicazione efficace
- Deve permettere l’espressione delle emozioni
- Deve svolgersi nel rispetto dei ruoli reciproci
- Presuppone un rispetto di fondo per il bambino, le sue idee e i suoi sentimenti
IL LAVORO DI SQUADRA
Si svolge prima di tutto tra i due genitori, in seguito può essere allargato ad altri adulti che si occupano del bambino (tata, nonni, insegnanti…); in tal senso, ha come fondamento il superamento della competizione di coppia, a vantaggio della collaborazione e presuppone costante coerenza e lealtà reciproca: se le decisioni si prendono insieme, si cambiano di comune accordo. Proprio per questo, non deve essere messo in discussione davanti al bambino, e di conseguenza funziona solo se nella coppia ci sono spazi di intimità e di dialogo: la coppia deve essere tale. Un buon lavoro di squadra inoltre utilizza anche le divisioni di ruolo, se soddisfano entrambi: non ci sono inferiori o superiori, ma ruoli maschili (normativi, razionali) e femminili (accoglienti, emotivi). Tali ruoli non devono essere fissi e decisi una volta per tutte, ma possono cambiare nelle diverse situazioni del quotidiano, con flessibilità, purché ci sia l’accordo da parte di entrambi i genitori sulla divisione.
L’ATTEGGIAMENTO
La modalità di relazione “dall’alto in basso” non funziona: genera paura invece di rispetto, mina la formazione dell’autostima nel bambino, crea i presupposti della prepotenza e della violenza. Meglio l’autorevolezza, intesa come un insieme di consapevolezza del ruolo adulto, fermezza e coerenza, ma applicate con modalità amorevoli. Non bisogna poi dimenticare che anche il buon esempio e il buon senso contano!
DIRITTI E DOVERI
E’ importante trasmettere l’idea che come per l’adulto, esistono anche per il bambino e che il bambino capisca che sono elementi inseparabili del vivere comune; per ottenere questo risultato, si può cominciare a dargli piccoli incarichi fin da subito, da quando inizia l’autonomia sociale (scuola materna), facendo leva sulle nuove capacità acquisite e sulla maggiore maturità (“adesso sei grande, metti a posto i Lego dopo che hai giocato, come fai all’asilo”).
IL CONFLITTO PER IL BAMBINO
- E’ la base di qualunque autentico raggiungimento
- E’ la base di qualunque cambiamento interiore
- Dobbiamo permetterlo al bambino e stare al gioco, non evitarlo
- Non deve vincere sempre!
IL CONFLITTO PER IL GENITORE
- E’ un segno di successo educativo, non di fallimento
- E’ un’occasione di crescita
- Il bambino fa da specchio: mette il genitore di fronte e se stesso, ai nodi critici del carattere e della personalità, alle tappe dello sviluppo personale non completamente superate
- Non sempre si può vincere!
IL RAGGIUNGIMENTO DELL’AUTONOMIA
I principi descritti favoriscono l’autonomia del bambino, a livello personale e sociale. Essa è la prova del successo del metodo educativo: se un bambino si stacca dal genitore, fa delle sperimentazioni, prende delle decisioni, “mette alla prova” le regole stabilite, si sente sicuro fuori dalla famiglia, dice dei no alle nostre richieste….non sta mettendo in discussione i genitori, sta provando se stesso. E’ il segno che ciò che facciamo come educatori sta dando buoni frutti.
Riassumendo, possiamo dire che i presupposti dell’educazione efficace sono:
- Una buona capacità di sostenere l’ambivalenza e il conflitto
- Una buona capacità/volontà comunicativa
- Il superamento dei conflitti generazionali
- Una buona capacità di autocontrollo
- Il superamento della competizione di coppia, il desiderio di collaborare
- La capacità di accettare la separazione dal figlio
- Una buona capacità di messa in discussione.
PER CONCLUDERE: BUON LAVORO A TUTTI GLI EDUCATORI!
Non esistono “ricette educative” generali. Si educa educando,
conoscendo progressivamente il proprio bambino e relazionandosi a quello
specifico bambino, utilizzando buon senso e buon esempio…
Ma senza dimenticare i “trucchi” fondamentali!
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La dottoressa Serena Bassi ha vissuto da poco l'esperienza di diventare madre, sentiamo nelle sue parole non solo la competenza professionale, ma anche il calore umano di chi è fortemente partecipe agli argomenti trattati. Serena Bassi , psicologa, reiki master e prenatal tutor, conduce da tempo una notevole attività di divulgazione nelle scuole della Val Camonica, i suoi incontri sulla vita prenatale riscuotono un grande successo.
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2-11-2008
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