La comunicazione nell’educazione efficace:dalla capacità di comunicare bene alla costruzione di una buona relazione educativa

A cura della psicologa Serena Bassi

3° parte

(precedente)La comunicazione efficace infatti è chiara, non confusa o emotivamente disturbata:

sincera, perché parte dalla conoscenza dei nostri reali sentimenti;

emotiva, perché parla di come ci sentiamo, non dà per scontate le emozioni e la loro conoscenza da parte dell’interlocutore, e soprattutto perché dà un nome e un significato a quelle emozioni, invece di affidarle semplicemente al tono utilizzato (ecco allora che invece di “Non hai mai tempo per starmi a sentire” diciamo “Ho bisogno di parlarti quando puoi, è importante per me”);

costruttiva e dialogica, perché parte dal presupposto di volersi capire, non di volersi attaccare, sconfiggere, fare del male, e quindi lascia spazio all’altro, lo ascolta, cerca di non giudicare la persona ma i contenuti di quello che sta comunicando, in altre parole si basa sul fatto, non sulla persona; è basata sul qui e ora, cerca di evitare le generalizzazioni, che spesso danno origine a pericolosi e trascinati circoli viziosi: parliamo del fatto che sono arrabbiata con te adesso, non di tutte le volte in cui mi sono arrabbiata con te da quando ci conosciamo!

Esiste un criterio pratico per rendersi conto subito della qualità della nostra comunicazione. Possiamo ascoltarci quando parliamo e cercare di capire che tipo di messaggio tendiamo ad utilizzare. Stiamo utilizzando un “MESSAGGIO DI TE” ogni volta che la nostra comunicazione ha per oggetto l’altra persona nel suo insieme, e quindi è un modo di comunicare aggressivo, accusatorio, distruttivo, manipolatorio (es.: “Non hai capito niente”); al contrario, utilizziamo un “MESSAGGIO DI ME” ogni volta che il focus della comunicazione è su noi stessi, non sull’interlocutore, e quindi la comunicazione è vissuta come non giudicante e non aggressiva (es.: “Non mi sono spiegato bene, non ci stiamo capendo”). Provare almeno ad analizzare il nostro modo di esprimerci è senza dubbio il primo passo per conoscerci e anche per cambiare modalità, se ne sentiamo la necessità.

E’ importante anche ricordare che esistono degli assiomi (ossia delle verità che non hanno bisogno di dimostrazione) della comunicazione, che possono aiutarci a capire meglio come funziona.

1) E’ impossibile non comunicare: anche il silenzio infatti è una forma di comunicazione, dice qualcosa, così come il rifiutarsi di parlare costituisce un messaggio molto chiaro.

2) Contano le sfumature (“come” diciamo qualcosa tanto quanto “cosa” diciamo).

3) Conta il contesto: la situazione in cui avviene la comunicazione può cambiare sostanzialmente il senso delle parole, e può generare nell’interlocutore reazioni molto diverse. E’ infatti molto diverso parlare di sé ad un amico in un bar o dire le stesse cose in una situazione di gruppo, o davanti a degli estranei; è diverso rimproverare un bambino a casa, o nel cortile della scuola davanti a tutti i compagni.

4) Si comunica anche col corpo, attraverso la comunicazione non verbale. E’ fondamentale in tal senso sapere che il corpo non mente, esprime la verità profonda, quella inconscia, emotiva, che qualunque altro essere umano è in grado, almeno a livello inconscio, di decodificare. Quando comunichiamo in modo insincero con le parole, in altri termini, il nostro corpo, l’espressione del viso ecc. dicono la verità, e l’interlocutore riceve due messaggi contraddittori, uno razionale e verbale, l’altro irrazionale e fisico.

5) Attenzione alla scelta delle parole, perché le sfumature di significato possono fare una grossa differenza. Utilizzare termini generalizzanti, giudicanti, irrispettosi, ironici… non favorisce la creazione di un clima comunicativo libero e sincero.

Da tutto ciò che è stato detto finora, è chiaro che la comunicazione efficace quindi non è facile, non è spontanea, non è abituale. Essa richiede infatti conoscenza (anche teorica), esercizio (sbagliando si impara), motivazione (è frutto di una scelta continua, sostenuta dalla nostra volontà). Per questo motivo presenta diversi svantaggi:

- Deve essere appresa, se non ci è stata trasmessa in famiglia.
- Richiede uno sforzo costante, attivo, soprattutto all’inizio.
- Presuppone un cambio di mentalità rispetto a ciò che ci hanno passato.
- Ci mette profondamente in discussione.

Allo stesso tempo però, essa ha anche vantaggi da non sottovalutare:

(continua)

La dottoressa Serena Bassi ha vissuto da poco l'esperienza di diventare madre, sentiamo nelle sue parole non solo la competenza professionale, ma anche il calore umano di chi è fortemente partecipe agli argomenti trattati. Serena Bassi , psicologa, reiki master e prenatal tutor, conduce da tempo una notevole attività di divulgazione nelle scuole della Val Camonica, i suoi incontri sulla vita prenatale riscuotono un grande successo.

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