(parte prima)
A cura diDamiana
Covelli
“Se tu mi tocchi con dolcezza e tenerezza
Se tu mi guardi e mi sorridi
Se qualche volta prima di parlare mi ascolti
Io crescerò, crescerò veramente”
(Bradley, 9 anni)
Ascoltare
è spesso una abilità difficile da usare e da imparare, eppure
essa è richiesta, desiderata e basterebbe spesso per ridimensionare
tensioni e conflitti che nascono da fraintendimenti. Se questo è
vero nelle relazioni in generale, lo è oltremodo per la coppia e
per la coppia che attende o già ha dei figli. Nella vita
sociale la fretta, la tensione verso risultati, accompagnata
spesso da timori e da stress, non agevolano certo l’ascolto.
Esso resta molte volte frettoloso, superficiale: quante volte ci troviamo
a non ascoltare più, mentre ancora assentiamo o fingiamo di essere
in ascolto? Oppure, mentre l’altro ci sta parlando, ci distogliamo
pensando già a cosa rispondere? Questo accade anche nella coppia,
tanto più se abbiamo giornate piene, pienissime, e quello spazio
limitato di incontro con l’altro, il partner, i figli, continua ad
essere un tempo in cui “fare”. Travolti dalla fretta, annuiamo
senza ascoltare, ma “udiamo semplicemente suoni”.
Nella relazione e nel comunicare, il peso dell’ ascolto attento è essenziale. Per quanto possiamo sforzarci di curare al dettaglio l’esposizione dei contenuti e il modo di esprimerci per essere compresi, l’ingrediente dell’ascolto è fondamentale: se entrambi non si è disponibili, presenti per l’altro oltre che per sé, la comunicazione cade nel vuoto o….nel conflitto.
Pre-condizione di un buon ascolto è la calma e la disponibilità reciproca. Quanto più il clima sarà teso o frettosolo, tanto maggiori saranno le possibilità di distorsioni, di incomprensioni. E se ci saranno cose da chiarire, situazioni su cui non si hanno punti di vista vicini, molta energia sarà spesa “difendendosi da” e pochissima energia e concentrazione saranno disponibili all’ascolto attento di quanto l’altro ci sta dicendo.
Ce lo ricordano spesso i bambini che ci chiedono di essere ascoltati e, se siamo troppo indaffarati ad altro, si faranno sentire in più e più modi, ripetendo a mo’ di disco rotto, o facendo capricci, o, come ho visto fare a una bimbetta con la propria madre, potranno prendere il nostro viso e girarlo verso il loro, obbligandoci a una sosta, a uno sguardo-nello-sguardo. Ricordandoci così che l’ascolto è un atto di volontà e di concentrazione, un primo grande momento di amore. (continua)
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La psicologa Serena BASSI ci parla di:
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8-03-2008
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