L'ascoltare amorevole

A cura diDamiana Covelli

Alla nascita del nuovo nato, la coppia, la famiglia, vive un momento di piacevole, fervida rivoluzione. Cambiano i ritmi, le quotidianità si arricchiscono di impegni ritmati, il tempo è fitto di cose da fare, di attenzioni per “LUI” o per “LEI”. Con tutto il vissuto di gioia e talvolta di ansia, i giorni e i mesi passano, il piccolo cresce. Dall’attenzione prodigata al suo benessere, alla sua sopravvivenza stessa, pian piano ci si accorge che il bambino, crescendo, chiede ascolto e cura in quanto persona, una persona che sta già vivendo la propria esistenza. Ha bisogno di parlare, di essere in relazione con i genitori, anche se stanchi o sfiniti da una giornata di lavoro o turbati da preoccupazioni. Il bambino intuisce, accoglie questo malessere o questa debole disponibilità, ma il suo bisogno non smette per questo di esistere. Disperatamente chiede, silenzioso o furioso, di essere visto, di essere considerato. Ce lo ricorda, quando noi non gli prestiamo attenzione, attraverso diverse strategie: dai “capricci”, ai bronci, a un finto “male al pancino”. Sta chiedendoci di prestare attenzione.

L’ascoltare amorevole, l’ascoltare “con gli occhi” dei genitori è la prima, ineguagliabile forma di Amore. E’ il primo evidente messaggio di rassicurazione e di cura: attraverso lo sguardo attento dei genitori il bambino SA di ESISTERE, trova il suo posto nel mondo, e, se è triste o arrabbiato o deluso, presto lo sguardo amorevolmente attento dei genitori lo aiuta a ritrovare quel “suo posto nel mondo”. La responsabilità genitoriale è grande, come grande è la fatica – o meglio l’impegno – ad essere attenti, ad essere amorevoli, presenti e concentrati al “qui ed ora”. Un impegno che, in poche parole, possiamo definire come l’impegno e la responsabilità ad “esserci veramente”.
Bandire la fretta, allontanarsi dall’automatismo dei “mm….sì…..ah….”, infine ….fermarsi.

Ma che significa concretamente? Proviamo a fare degli esempi . Il bambino che torna dall’asilo - o da una situazione di gioco con altri bambini – triste o arrabbiato, piagnucola o piange a dirotto, perché un amico, un’amica, quest’oggi l’ha ignorato o l’ha trattato male. L’ascolto frettoloso ci spingerebbe a liquidare rapidamente. Qualcuno lo farò con una svalutazione “Ma cosa vuoi che sia….” o “….fossero questi i problemi” o, peggio ancora, con incitazione alla vendette “e tu non guardarlo più….”. Qualcun altro con una iperconsolazione che, invece che rassicurarlo, alimenterà uno spiacevole senso di esclusione “oh poverino….ma che cattivo….meno male che ci sono io….che invece noi ci siamo sempre…:”.

L’ascolto amorevole e rispettoso si esprimerà piuttosto attraverso domande calme, la cui risposta è accolta con attenzione: “ma quando….come …è accaduto?....raccontami bene…”. Lo sguardo non ansioso del genitore, il suo sorriso, una carezza, aiuteranno il bambino ben più di una sgridata o di un consiglio prematuro, a rielaborare la sua esperienza di rifiuto o di separazione. Rielaborandola potrà affrontare una futura situazione simile, con minore angoscia, come esperienza e non come ferita.

 

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Aggiornato il: 8-03-2008

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